Servizi‎ > ‎allestimenti museali‎ > ‎

Museo Archeologico del Castello Grifeo

Nel dicembre 2008 la SYS ha collaborato con personale addetto della Soprintendenza BB.CC.AA. di Trapani per l'allestimento del Museo Archeologico di Partanna. Il repertorio archeologico, arricchito da ulteriori acquisizioni di reperti provenienti sia da nuove campagne di scavo che da donazioni private, è stato allestito nella prestigiosa sede del Castello Grifeo i cui lavori di ristrutturazione, recentemente eseguiti dalla Soprintendenza di Trapani, hanno restituito l’originaria bellezza alla struttura medievale, ora visitabile in quasi tutta la sua estensione..

Realizzazione e percorso museale
Il percorso allestito segue criteri prettamente cronologici e culturali, permettendo in maniera semplice ed immediata di
“ toccare con mano” una vera e propria successione delle culture che si sono avvicendate nel territorio, dalla preistoria sino all’età classica.

Sala I - Il territorio
Qui è possibile prendere visione dell’estensione del territorio e delle testimonianze archeologiche ivi presenti grazie
all’ausilio di un corredo di carte topografiche redatte dall’Archeoclub di Partanna.

Sala II - Dalle faune pleistoceniche ai primi manufatti umani
Il percorso museale inizia con i resti fossili paleontologici del Pleistocene superiore che evidenziano l’antica presenza
nel territorio di cervi (Cervus Elaphus), elefanti (Elephas Mnaidriensis) ed ippopotami (Hippopotamus Pentlandi).
Segue un significativo repertorio di strumenti litici appartenenti alle prime culture umane attestate al momento in Sicilia,
risalenti al Paleolitico Superiore.  Gran parte del materiale archeologico proviene essenzialmente da raccolte di superficie o da aree di frequentazione come nel caso dei ripari sotto roccia di Pizzo Don Pietro e di Cisternazza –Vallesecco. 
In particolare, risulta molto interessante la rassegna di industria litica proveniente da questo ultimo sito, industria
che costituisce una manifestazione locale della produzione litica dell’Epigravettiano Finale italiano.
 
Sale III-IV  - Il neolitico in Sicilia e il sistema dei fossati-trincea 
Nelle sale III e IV sono esposti i reperti del neolitico siciliano provenienti dai fossati-trincea di
contrada Stretto sede dell’omonima Area Archeologica. Suppellettili di squisita fattura (vasi, strumenti litici,
oggetti ornamentali, ecc..) si susseguono nelle vetrine dando una idea della tecnologia (ed al contempo della
raffinatezza) raggiunta dagli artigiani della zona già nel neolitico. La riproduzione in scala di una sezione
del fossato-trincea A, ben noto per la sua profondità di oltre 13 metri, eccezionalmente conservatasi in un
sito fortemente manomesso, può aiutare a visualizzare e comprendere meglio manufatti di siffatta tipologia estremamente complessa.
 
Sala IV - La tomba dello “Sciamano”
Nella IV sala è possibile ammirare la ricostruzione parziale (curata da L.Lentini) di un eccezionale contesto funerario rinvenuto
nel centro urbano di Partanna e risalente all’eneolitico (facies di San Cono-Piano Notaro). La sepoltura soprannominata
dello “Sciamano”, si trovava all’interno di una grotticella funeraria scavata nella roccia. Al momento della scoperta
l’inumato era ricoperto interamente da uno strato di ocra rossa. La grotticella è tuttora visitabile nel suo sito originario,
in parte nascosta dalle strutture moderne, sul corso principale della cittadina.
 
Sale V-VI-VII - Il Bicchiere Campaniforme e la tomba del cranio trapanato di  contrada Stretto
Nelle sale V,VI e VII sono esposti i reperti attinenti alla cultura del Bicchiere Campaniforme, cultura che costituisce
senza dubbio uno dei momenti più interessanti del passaggio dall’età del rame alla prima età del bronzo in Sicilia. 
Tra i corredi tombali esposti è da segnalare il corredo della tomba di contrada Stretto che conteneva tra i resti di circa
20 inumati un esemplare unico per la Sicilia preistorica di inumato recante una trapanazione cranica a scopo terapeutico, praticata a vivo.
 
Sala VIII- La tomba di Capo d’Acqua e il villaggio della media età del bronzo
Nella sala VIII il percorso inizia con un manufatto di rara bellezza ed unicità proveniente da un contesto archeologico in località Capo d’Acqua, scavato dallo staff della SYS nel 2000. Si tratta di un grande vaso
rinvenuto all’interno di una cavità naturale sottostante una cella funeraria, datata all’eneolitico finale.
Il vaso, completamente integro,  alto 70 cm  conservava al suo interno due frammenti relativi ad una tazza attingitoio con decorazione dipinta che data il contesto all’età delbronzo (facies di Naro-Partanna dell’antica
età del bronzo), frammenti di cranio di gatto, ossa animali combuste, denti di capra, ciottoli bruciati, lenti di cenere e carboni.
La sala VIII raccoglie inoltre i reperti della media età del bronzo (facies di Thapsos) provenienti
dal sito denominato  UTC scavato all’interno del cortile dell’ Ufficio Tecnico Comunale, in un contesto
urbano a Partanna. Si tratta di un insediamento capannicolo, che probabilmente ebbe più fasi di vita, costituito da tre ambienti pseudo-ipogeici quasi interamente ricavati nel banco roccioso probabilmente collegati tra loro. Interessante si presenta il repertorio ceramico, litico ed archeofaunistico proveniente dalle tre capanne che contenevano al loro interno strutture di combustione quali piastre di cottura e focolari.
 
Sala IX  - Dall’età del ferro all’età greca
L’esposizione della sala IX apre con alcuni reperti del corredo funerario della Tomba dell’Istrice nel sito di Cave Pietra, contesto databile alla media età del bronzo, proseguendo con un corredo funerario risalente dall’età del ferro iniziale, da una tomba in contrada Stretto.  
Le ultime vetrine della sala raccolgono i materiali provenienti dalla necropoli di età arcaico-classica (VI-V) di Vallesecco, completando così il percorso cronologico e culturale del museo. Sempre dalla necropoli di Vallesecco proviene  un blocco calcareo recante una iscrizione con la seguente lettura: “ΛεFκανας”, datata alla fine del VII o al più tardi all’inizio del VI secolo a.C. L’epigrafe è stata interpretata, sulla base dei dati paleografici, come etnico usato come nome proprio. Il suo fortuito rinvenimento nell’entroterra selinuntino dimostrerebbe la presenza dell’elemento greco già in periodo arcaico. Numerosi materiali archeologici proveniente da donazioni o di provenienza sporadica arricchiscono l’allestimento di questa ultima sala.